Una notizia di speranza arriva da Miami per una famiglia italiana che da mesi vive un dramma umano e giudiziario. Riccardo Paletti, 52enne romano residente negli Stati Uniti, potrà finalmente fare ritorno in Italia per proseguire le cure mediche dopo essere rimasto ricoverato in condizioni gravissime a seguito di una grave intossicazione da botulino.
La vicenda ha avuto inizio il 17 luglio scorso, quando Paletti si è sottoposto a un’iniezione di botox. Nel giro di poche ore sono comparsi sintomi neurologici sempre più gravi: difficoltà nei movimenti del volto, debolezza muscolare e problemi respiratori. Il 23 luglio l’uomo è stato trasferito d’urgenza al Mount Sinai Medical Center di Miami Beach, dove i medici hanno diagnosticato un avvelenamento da botulino. Le sue condizioni sono apparse subito critiche, rendendo necessario l’uso di un respiratore.
Nei mesi successivi, la struttura ospedaliera americana ha ritenuto il quadro clinico irreversibile, arrivando a proporre il trasferimento di Paletti in una struttura di fine vita. Una decisione a cui la famiglia si è opposta con forza, avviando una lunga battaglia legale per evitare l’interruzione delle cure e ottenere il rimpatrio in Italia.
I genitori di Riccardo, rientrati nel frattempo in Italia, hanno coinvolto il Ministero degli Affari Esteri e il Consolato Generale d’Italia a Miami per ricevere supporto istituzionale. Secondo la famiglia, infatti, Paletti mostrava segnali di risposta agli stimoli e non poteva essere considerato un paziente senza possibilità di recupero.
La svolta è arrivata nei giorni scorsi, quando un giudice federale della Florida ha autorizzato il trasferimento di Riccardo Paletti in Italia, a condizione che i genitori vengano riconosciuti come tutori legali dal sistema giudiziario italiano. Un passaggio fondamentale che ha permesso di superare l’opposizione dell’ospedale e di avviare le procedure per il rientro.
In diverse interviste televisive, i familiari hanno raccontato segnali di miglioramento: Riccardo sarebbe cosciente, riconoscerebbe i parenti e risponderebbe agli stimoli, nonostante le gravi limitazioni fisiche. La madre ha parlato di una “battaglia doverosa”, sottolineando che la famiglia non ha mai smesso di credere nella possibilità di continuare a curarlo.
Nei prossimi giorni dovrebbe essere organizzato il trasferimento sanitario verso l’Italia, dove una struttura privata di Roma si è detta pronta ad accoglierlo e a proseguire le terapie. La vicenda di Riccardo Paletti riaccende il dibattito sulle decisioni di fine vita, sulle differenze tra sistemi sanitari e sul ruolo delle famiglie nei percorsi di cura, soprattutto quando questi si svolgono all’estero.






