La Florida è spiagge, palme e alligatori. Da adesso anche salmoni? Pare proprio di sì. I salmoni sono pesci del Nord del mondo, vengono dal freddo, risalgono le rapide dei fiumi per deporre le loro uova, nuotano controcorrente evitando grizzly e orsi bruni. Se si nominano i salmoni, si pensano a fiumi e montagne, boschi e correnti, ai confini settentrionali del mondo. Ma in Florida si vuole andare oltre. C’era una volta un campo di pomodori di 16 ettari nella zona di Homestead, sobborgo a sud-ovest di Miami, che è stato venduto alla Atlantic Sapphire per costruirci un allevamento: il Blue House. La particolarità? Si tratta di un allevamento di salmoni, in piena terraferma e a meno di trecento chilometri dal tropico del cancro. Un progetto da 130 milioni di dollari per portare i salmoni in Florida e da lì in tutto il mondo, superando il modello attuale dove le uniche zone di pesca sono nelle regioni settentrionali del globo. I lavori di costruzione dell’allevamento sono già cominciati un anno fa e il primo stralcio, o Fase 1 , si estenderà su 8 ettari di terreno con 35mila metri quadri di strutture e impianti. Completata la Fase 1 a metà 2019, si avvierà la Fase 2,  gemella della prima, mentre la Fase 3 andrà ad occupare 16 ettari di un campo vicino coltivato a papaya, con una conclusione dei lavori stimata nel 2027. Sono bei numeri, come quelli dei 97 chilometri di tubi per ogni fase, o i 100 camion che scaricano quotidianamente ghiaia e cemento per costruire le fondamenta e la vasca d’acqua dolce dell’incubatrice, o le 36 enormi vasche rafredate a 15gradi costanti, dotate di un impianto di ricircolo dell’acqua salata per lo stadio giovanile dei salmoni, o i 32 ettari su cui si estenderà il complesso una volta completate tutte le tre fasi, ma non rendono la grandezza di questo progetto: ciascuna fase produrrà annualmente 10.000 tonnellate di salmone, pari all’incirca a 40 milioni di pasti, con la Fase 3 che sarà pari alla somma delle prime due. L’obiettivo è soddisfare, a spanne, il 10% del mercato USA del salmone, entro 9 anni, producendo 90.000 tonnellate di salmone l’anno, 360 milioni di pasti, con un unico impianto. L’allevamento a terra consente di superare anche la barriera dello spopolamento marino, allentando la pressione su fiumi e oceani – in alcune zone di pesca storiche il numero di salmoni è da tempo in forte calo – e creando al contempo lavoro e innovazione. Ma la vera novità è nel progetto stesso: è il primo allevamento intensivo di salmoni al mondo e il primo in cui i salmoni percorrono tutto il loro ciclo vitale all’interno dell’allevamento, dalla schiusa delle uova sino alla lavorazione finale, accorciando le fasi di migrazione da acqua salata a dolce tipiche della crescita del salmone; questa tecnica permette di abbattere enormemente l’impatto ambientale legato al trasporto del pescato verso gli stabilimenti di lavorazione, o delle uova appena schiuse verso le vasche oceaniche salate, e previene il rischio che i pesci assorbano la microplastica presente nei mari o siano attaccati da parassiti marini. Sono già stati costruiti i pozzi di acqua dolce e salata e i desalinatori della Fase 1, oltre a un pozzo d’iniezione profondo 850 metri in cui verrà riversata l’acqua di scarto dell’allevamento, mentre per Novembre dovrebbero arrivare le prima uova per l’incubatrice, quando si cominceranno i lavori delle vasche a ricircolo d’acqua salata, dove i salmoni trascorreranno la fase “adolescenziale”. A 20 chilometri dalle spiagge della baia di Biscayne sorgerà un allevamento di salmoni? Fino a quattro anni fa non ci credevano nemmeno i proprietari. I salmoni sono pesci del Nord del mondo, vengono dal freddo, risalgono le rapide dei fiumi per deporre le loro uova, nuotano controcorrente evitando grizzly e orsi bruni. Se si nominano i salmoni, si pensano a fiumi e montagne, boschi e correnti, ai confini settentrionali del mondo. Ma in Florida si vuole andare oltre. C’era una volta un campo di pomodori di 16 ettari nella zona di Homestead, sobborgo a sud-ovest di Miami, che è stato venduto alla Atlantic Sapphire per costruirci un allevamento: il Blue House. La particolarità? Si tratta di un allevamento di salmoni, in piena terraferma e a meno di trecento chilometri dal tropico del cancro.

 

 

Il Blue House in pillole:

  • 20 acri / 8 ettari : superficie coperta dal primo impianto, operativo nel 2020
  • 12.000: i camion necessari a trasportare i materiali per costruire ciascun impianto
  • 1.700.000: i litri d’acqua salata nell’impianto di ricircolo per le 36 vasche dove i salmoni vengono trasferiti per raggiungere la maturità
  • 22: i mesi necessari per passare dalle uova alla pesca
  • 20: le tonnellate di ossigeno necessarie ogni giorno
  • 2747: posti di lavoro creati con ciascuna delle prime due fasi
  • 20 e 6,5: in metri, la larghezza e la profondità di ciascuna delle 36 enormi vasche d’acqua salata
  • 80: gli ettari complessivi occupati dall’allevamento una volta ultimata anche la Fase 3
  • 75 milioni: i litri d’acqua che l’impianto di smaltimento delle acque potrà gestire quotidianamente, pari alla produzione annuale di acqua in bottiglia in Puglia.

Il Sud della Florida è stato scelto per la particolare conformazione del suo terreno e del sottosuolo, che permette di evitare infiltrazioni nelle falde acquifere e dispersioni nell’ambiente, riducendo ulteriormente l’impatto ambientale dell’impianto.

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