Da semplice consumatore a re del gelato negli Stati Uniti e infine re del gelato a Miami. Tutto in appena 5 anni. Stefano Versace è riuscito a realizzare tutto questo, senza alcuna esperienza precedente ma grazie alla forza dei numeri e di un brand positioning studiato nei minimi particolari. E la sua storia è una di quelle da conoscere e provare a replicare in altri settori.

Stefano è italiano, nato a Milano da padre calabrese e madre pugliese, poi cresciuto ad Ancona. Inizia a lavorare nel mondo della finanza come broker assicurativo, poi dopo 5 anni in Venezuela in cui conosce quella che sarà sua moglie, torna in Italia e a Urbino rileva un ristorante ottenendo subito buoni riscontri. Questo fino alla visita dei Nas, che lo multano per la mancata esposizione del cartello “vietato fumare”. «E’ stato il classico momento switch – dice lui -. Già da tempo pensavo di andare via e così nel giro di due mesi sono partito per Miami. Io credo che se si ha un’idea le cose vadano fatte velocemente perché il rimandare e il perfezionismo sono due dei peggiori virus del fare business. Il rischio altrimenti è quello di non fare mai nulla».

Arriva in Florida il 24 luglio 2013 sapendo di voler aprire una gelateria. «Tutto era studiato nei dettagli: volevo un posto dove fosse bel tempo tutto l’anno e ci fossero stabilità politica ed economica oltre alla maggiore flessibilità della mentalità latina. Il resto l’ha fatto un’analisi di mercato per cui gli Stati Uniti sono il secondo paese al mondo, dopo la Svezia, per consumo di frozen dessert e ci sono appena 900 gelaterie contro le 39mila dell’Italia». L’idea è quella di far vivere ai consumatori l’esperienza di entrare in una vera gelateria italiana. Lui infatti produce e vende “gelato”, non “ice-cream”. Da qui parte la collaborazione con Marco De Veglia per il brand positioning gettando la base la suo successo. «Noi italiani siamo immersi quotidianamente in oltre 2000 anni di arte e cultura – spiega – per noi è automatico cercare la qualità e pensare che sia la chiave del successo. Invece rappresenta solamente il 5% perché il mondo nel frattempo è andato avanti lavorando nel marketing e nella comunicazione. Se riusciamo a recuperare questo gap con il resto del mondo, la nostra qualità è poi destinata a fare davvero la differenza». Tutti concetti contenuti nel suo libro “American Ice-Dream” e di cui parlerà anche il 10 e l’11 novembre a Bologna alla platea di Imprendifood. Ma la sua storia continua a essere tutt’altro che banale: arriva negli Stati Uniti con la moglie e i figli con un visto turistico perché sapeva che 3 mesi per lui non sarebbero stati sufficienti. Poi con l’investimento nella gelateria il paese gli ha concesso un visto E che nel giro di poco si è trasformato in una green card grazie ai premi e ai riconoscimenti internazionali ottenuti. «Se ci ripenso però sono stato un folle – sorride mentre prosegue nel racconto – ero venuto con due figli e senza un soldo in tasca, convinto di poter aprire in pochissimo tempo». Invece passano quasi quattro mesi quando il 16 novembre apre la sua prima gelateria all’interno della Miami International Mall. «Quel giorno il frigo era vuoto e sul conto in banca avevo 133 dollari che avevo prelevato per fare i resti». La gelateria però ha subito successo e il primo giorno incassa 1200 dollari, che diventano 9000 dopo la prima settimana e 11000 nella seconda. «Mi sentivo l’uomo più ricco del mondo quando sono tornato a casa e ho trovato una richiesta di pagamento da 1 milione di dollari da parte della Versace srl. Ho passato un brutto quarto d’ora per poi rendermi conto che non correvo alcun rischio perché quei soldi proprio non li avevo. Poi con i Versace ho parlato, loro hanno capito che questo è il mio cognome e abbiamo avviato una negoziazione che si è conclusa positivamente».

Intanto nel 2014 il suo gelato al gusto profumi di Sicilia diventa il Best Gelato il the World nella finale del Gelato World Tour a Rimini e Stefano Versace sta iniziando a gettare le basi della sua catena. «In molti aprono in posti lontani migliaia di chilometri uno dall’altro, senza un senso. Noi ci concentriamo per cluster e dopo la Florida abbiamo aperto 12 gelaterie a Philadelphia e poi in Georgia. Poi arriveremo presto a occupare il Texas, l’Arizona e la California. Apriamo con raziocinio e non ci affidiamo più al franchising come abbiamo fatto all’inizio. Con il mio socio Paolo Stefanini abbiamo stabilito di fare una joint venture con gli investitori che mettono il capitale. La gestione rimane nostra ma all’investitore andrà il primo 24% di guadagno netto. Il secondo 24% lo prendiamo noi e poi dopo dividiamo tutto al 50%. Questo perché sono molto sicuro del prodotto. Ora abbiamo tre tipi di investimento: si può comprare una quota da 30mila dollari di una gelateria o invece per chi vuole trasferirsi ci sono quote da 240 e da 330mila, con tanto di visto e possibilità di lavorare per noi, in un’altra gelateria però».

Intanto con l’accordo siglato con Julio Bertoni per l’acquisizione delle sue gelaterie, Stefano si è garantito anche il titolo di re del gelato di Miami, da dove non vuole più andarsene. «Fino alla scorsa settimana aprivo solo nelle mall perché non avevo il talento di capire quali fossero le migliori location per le gelaterie di strada – conclude –. Ora Julio è entrato in società con me e lui in questo è molto bravo, credo veramente molto nelle potenzialità del gelato di strada».

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