Quello che in gergo finanziario chiamano, short sale, bank owned, foreclosure, ovvero aste fallimentari, ha generato a Miami una vera e propria svendita bancaria. Era il 2011 e con una sentenza storica, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha condannato le istituzioni Bank of America e Wells Fargo a favore della città di Miami per una vicenda relativa ai mutui Sub Prime. Nel 2017 la storia si ripete e grazie ad un emendamento del Fair Housing Act, la legge americana (atto Federale negli Stati Uniti) destinata a proteggere l’acquirente o il locatario di una dimora da possibili atti di discriminazione da parte di un venditore o di un locatore, la città di Miami può nuovamente fare causa agli istituti di credito sopra menzionati, questa volta con la volontà di dimostrare il nesso causale per cui le pratiche attuate dalle due banche, attraverso la loro condotta non etica abbiano portato nel corso di questi ultimi anni (post crisi) un danno diretto alla città, danno che negli USA si traduce nel crollo del valore degli immobili venduti a seguito di stipule di mutui non coperti da garanzie. Non sarà facile, la tesi delle banche rigettata dalla Corte consisteva nella non capacità autonoma giuridica delle città, di poter portare Bank of America dinanzi al giudice, essendo che gli atti di rilevanza giuridica tali istituti li stipulavano con soggetti privati.

Miami Beach Coast, Florida (Photo by Hoberman Collection/UIG via Getty Images)

L’aspetto interessante della vicenda oltre a far luce sulla questione, è che la città di Miami, insieme a molte altre città degli Stati Uniti che hanno avviato in diversi momenti cause simili contro i medesimi Istituti Bancari, potrebbe creare il pesantissimo precedente giuridico secondo cui le banche possono danneggiare non solo i proprietari o i potenziali acquirenti di case al momento della sottoscrizione di un mutuo Subprime, quindi in mancanza delle idonee garanzie, ma anche una città intera intesa come un insieme di valori, di culture, con un diritto di immagine da tutelare, di valore delle sue infrastrutture ecc. Il caso concreto ha visto colpita la comunità ispanica molto presente sul territorio. La decisione della Corte è stata supportata da una coalizione tra il Presidente conservatore di quest’ultima, Jhon Roberts, e i Giudici Democratici che di rado si è vista nella storia dell’organo. Già nel 2011, diverse città accusarono tali istituti di aver condotto una politica sull’erogazione dei mutui discriminatoria nei confronti delle minoranze etniche, che si sarebbero poi trovate a pagarne le conseguenze sotto forma di un’ondata di pignoramenti a seguito di mancati rientri delle rate, anche di una soltanto.
Nel 2012 l’istituto di credito Wells Fargo, fu condannata al pagamento di circa 175 milioni di $, per risolvere tali accuse di discriminazione presentate dal Dipartimento di Giustizia e che vedeva come parte lesa la stessa città di Miami. Tale condanna al pagamento, in cui la Banca non ha comunque ammesso l’illecito, ha visto risolvere i procedimenti paralleli avviati dallo Stato dell’Illinois e dalla città di Baltimora. Andando ancora più indietro, nel 2011, lo stesso Governo Americano raggiunse un simile accordo da 335 milioni di $ con Bank of America, relativamente alla società di credito controllata Countrywide Financial Corp.
Nell’atto d’accusa, depositato il 13 dicembre 2011, si puntava il dito contro le banche che a partire dal 2004 non avrebbero rispettato le condizioni di parità previste dal sopracitato Fair Housing Act del 1968. Gli istituti di credito infatti, non avrebbero concesso alle minoranze etniche le stesse agevolazioni sui pagamenti delle rate dei mutui, che invece erano previste per altri clienti. La disgraziata conseguenza, avrebbe dunque portato alcune persone coinvolte a non riuscire più a far fronte al proprio prestito. E, con la serie di pignoramenti immobiliari che ne è seguita, l’amministrazione comunale della città di Miami come di altre moltissime città degli Stati Uniti, avrebbero assistito nel corso degli anni ad un sensibile mancato introito fiscale. Bank of America, da parte sua, assicura di aver sempre cercato di fornire «le soluzioni per assistere» i propri clienti che si trovavano in difficoltà a causa della generale crisi economica. Resta il fatto che la crisi del subprime e cioè la gigantesca bolla dei mutui facili, quando si comprava casa senza deposito, ma semplicemente pagando qualcosa di più in interessi, ha fatto crollare il valore degli asset immobiliari a Miami. Di conseguenza, le banche si sono trovate, loro malgrado, a gestire un voluminoso e spropositato asset immobiliare, fallendo anch’esse.
In conclusione il Governo degli USA ha adottato delle contromisure a partire dalla seconda metà del 2009, secondo cui le nuove regole del diritto bancario, prevedono iniezioni di capitali concessi alle banche, permettendo così ai cittadini di rinegoziare i mutui estendendone la durata, riducendone il capitale e gli interessi. Grazie a tale condotta virtuosa del Governo Centrale e dello Stato della Florida, adesso Miami gode di un’impennata sulle rendite immobiliari che ormai vedono alle spalle gli ultimi 7 anni.

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