La storia narra che nel 1620 circa i Padri Pellegrini da credenti perseguitati decisero di abbandonare l’Inghilterra verso il Nuovo Mondo e imbarcati sulla Mayflower giunsero sulle coste americane dopo un estenuante viaggio attraverso l’Oceano Atlantico. Stabilitisi nei nuovi territori piantarono semi provenienti dall’Inghilterra, ma il clima ostile, l’inverno oramai alle porte e il terreno avverso non favorirono alcun raccolto e la popolazione fu decimata. L’anno seguente i nativi americani in un clima di convivenza e mossi a compassione insegnarono agli ospiti quali prodotti coltivare e quali animali allevare: granoturco e tacchini. Quando fu effettuato il primo raccolto nel novembre del 1623, William Bradford, allora governatore delle colonia fondata dai padri pellegrini a Plymouth in Massachusetts, diede l’ordine di indire il giorno del ringraziamento per ringraziare Dio dell’abbondanza del raccolto e per la buona sorte avuta. Nel menù di quel primo ringraziamento americano ci furono pietanze che divennero tradizione per la feste, fra queste il tacchino e la zucca. Nei secoli successivi la tradizione del Thanksgiving Day si estese a tutto il Paese ma fu solo con George Washington, primo presidente degli Stati Uniti d’America nel 1789, che si decise di eleggere il quarto giovedì di novembre a festa nazionale per il  ringraziamento. Da allora, eccezion fatta per Thomas Jefferson, di idee contrarie e alcuni studiosi che sostengono che il giorno del ringraziamento rappresenta un’ammissione di colpa per lo soppressione dei nativi americani, ogni anno il presidente degli Stati Uniti d’America celebra un discorso solenne e celebra il giorno di festa mangiando con i soldati. Un paio di giorni prima alla Casa Bianca si svolge la cerimonia della “Grazia presidenziale a due Tacchini”, nota come National Thanksgiving Turkey Presentation, risalente al 1963 e istituita da J.F. Kennedy. Nella cerimonia, alquanto bizzarra, due tacchini vengono risparmiati ai commensali e  dal 1989 i gallinacei graziati aprono la parata sulla Main Street a Disneyland, California e poi sono  trasferiti nel ranch di Frontierland. A partire dal 2005 il loro trasferimento da Washington a Los Angeles avviene con un volo di prima classe della United Airlines e dal 2003 i cittadini americani sono invitati a scegliere i nomi dei tacchini fortunati, tra i più curiosi ci sono: Biscuit e Gravy, Marshmallow e Yam, Pumpkin e Pecan, Popcorn e Caramel, Mac e Cheese e Flyer e Fryer, nomi di pietanze comuni nella vita della popolazione americana. Oltre alla cerimonia religiosa, molto sentita che si conclude generalmente con “Amazing Grace”, il pasto del Thanksgiving Day rappresenta una cerimonia altrettanto importante e dispendiosa in termini di tempo: è consuetudine infatti dedicare tempo alle preparazioni a partire dal lunedì precedente la festività. Il piatto principale è costituito dal tacchino ed stato calcolato che il 40% dei tacchini su territorio americano è consumato durante il Thanksgiving Day. Abbinato al tacchino non possono assolutamente mancare: lo stuffing (il ripieno) e la gravy sauce (dalla riduzione della cottura del tacchino) e poi a seconda della zona: la salsa di cranberry, la focaccia di granturco, il wild rice, (riso selvatico), uno speciale tipo di riso prodotto in America simbolicamente caro ai nativi americani in quanto semente sacra e dono di Dio, Non mancano ovviamente i dolci della tradizione: in primis la Pumpkin Pie (torta di zucca) Pecan Pie (torta di noci pecan) e la classica Apple pie (torta di mele). Con il finire del Thanksgiving Day, a sera inoltrata, è inoltre ufficialmente aperta la Holiday Season, stagione natalizia, che vede il suo inizio con il Black Friday, il venerdì successivo al giorno del  ringraziamento. Il giorno del Black Friday i negozi aprono i battenti alle 6 del mattino e sono presi d’assalto da donne, per lo più , disposte a tutto pur di non perdersi un paio di scarpe dal prezzo stracciato come nei miglior film americani che tanto ci fanno sognare.

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Laura Vailati
Lettere e Filosofia ad indirizzo artistico; per 13 anni responsabile per la qualità di un laboratorio agroalimentare. La passione per l’arte l’ha portata a frequentare corsi presso l’associazione illustratori Ars in Fabula di Macerata, con personaggi di spicco dell’ambiente fra i quali Roberto Innocenti, Maurizio Quarello, Miguel Tanco. Appassionata di pasticceria consegue il titolo presso CAST Alimenti, la prestigiosa scuola di pasticceria del Maestro Iginio Massari. Consegue il titolo di “chocolatier” frequentando il corso speciale con il Maêtre Chocolatier svizzero Eliseo Tonti. Spostandosi all’estero, per seguire il marito trasferitosi negli States per lavoro, frequenta corsi con i più grandi pasticceri nel paesaggio internazionale: Christophe Felder, Jean Michael Perruchon, Christophe Michalak, Antonio Bachour, John Martin, Francisco Migoya fra i tanti… Il motto: Vedere è indagare e indagare è conoscere.

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