Come abbiamo pubblicato l’articolo precedente che ha descritto più il filone della presunzione di innocenza di Enrico Forti, adesso analizzeremo in breve, le motivazioni che hanno portato un’altra parte dell’opinione pubblica a stabilirne la sua colpevolezza. Innanzitutto occorre specificare che il precedente articolo pubblicato qui su Buongiorno Miami, muove dalla teoria per cui Enrico Forti, a seguito della pubblicazione del suo documentario sulla verità della morte di Gianni Versace (in cui sconfessava apertamente la versione rilasciata dalla Polizia di Miami Beach) nel lontano luglio del 1997, sarebbe finito vittima dei poteri forti locali per cui il capo della Polizia di allora del distretto di Miami Beach sarebbe riuscito ad incastrarlo qualche mese dopo (durante un interrogatorio il 20 febbraio 1998) collegandolo all’omicidio di Dale Pike (imprenditore alberghiero giunto a Miami per incontrare Enrico Forti per concludere la compravendita di un hotel a Ibiza), a seguito del rinvenimento del cadavere di quest’ultimo sulla spiaggia di Miami Beach. Nelle sue memorie, Chico Forti menziona il Capo della polizia di Miami, informazione errata in sede processuale proprio perché il distretto di competenza all’epoca per un eventuale accusa era Miami Beach e non a Miami. Inoltre fu sollevato il conflitto di interesse con il Giudice Platzer in quanto la moglie faceva parte del distretto di Polizia di Miami Beach ma in anni diversi rispetto a quelli interessati dalla difesa, per cui le accuse decaddero. In secondo luogo le carte processuali sono tutt’ora segretate, cioè il condannato non ha acconsentito alla loro pubblicazione, segno che qualcosa da nascondere c’è sullo svolgimento del processo, tra cui le dichiarazioni del giudice che si sarebbe basato su alcune “sensazioni” dichiarandole in udienza, fatto di cui la difesa non ha effettuato alcun appello.

Continuando nella disamina del caso, molti criminologi esperti del settore si sono espressi analizzando le carte processuali, rilevando l’assenza dell’alibi del condannato così come la prova dell’effettivo coinvolgimento del condannato nell’omicidio. L’assenza del movente dichiarato dalla difesa, resta tuttavia falso in quanto, nonostante l’assoluzione, che in realtà era soltanto una sospensione del capo d’accusa di frode, in capo a Enrico Forti ai danni del padre di Dale Pike, Tony Pike, il movente per la Giuria e la Corte è sempre rimasto quello proprio perché era la compravendita al centro dei rapporti tra la vittima e il condannato. Altro aspetto contraddittorio, la telefonata effettuata da Dale Pike poco prima di morire, di cui non è mai stato rintracciato il destinatario e durante il processo, la procura è riuscita a produrre un tabulato telefonico errato, della quale la difesa di Enrico Forti non si è mai interessata (Perché non impugnare la prova errata?). Il coinvolgimento del tedesco Knott (collaboratore di Forti), che avrebbe acquistato l’arma con cui sarebbe stato ucciso qualche giorno dopo Dale Pike per poi scoprire che non avrebbe mai avuto contatti con quell’arma se non direttamente Enrico Forti, così come la sabbia rinvenuta sul fuoristrada di sua proprietà.

Sono molte le luci e le ombre presenti sul caso di Erico Forti, noi possiamo solo portare alla luce un caso che è rimasto sommario nello svolgimento del processo che ha portato alla morte di un uomo e alla condanna all’ergastolo dall’altra. Fino alla produzione di nuove prove che scagionino Enrico Forti, egli rimarrà in carcere a Florida City per scontare la condanna all’ergastolo.

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