Il prodotto interno lordo americano vola oltre la soglia del 4%. La prima lettura del secondo trimestre fa segnare infatti un +4,1% accompagnato anche dalla revisione dal 2 al 2,2% per i primi tre mesi dell’anno in corso. Un dato che è in linea con le attese degli analisti, mentre il presidente Donald Trump ha subito preso la paternità di questo balzo in avanti. Sono i consumi a sostenere la crescita dell’economia a stelle e strisce. Sono loro infatti a incidere per oltre i due terzi sul dato finale. A questo si aggiungono le esportazioni, in rialzo al 9,3%, che sconfiggono quindi i timori per gli effetti della guerra dei dazi tra gli Stati Uniti e il resto del mondo. Si tratta della migliore crescita trimestrale degli Stati Uniti dal 2014 e il presidente Trump afferma che è in linea con l’obiettivo del 3% annuale che dovrebbe essere l’inizio per una crescita ancora più sostenuta. Prima di lui Barack Obama per quattro volte aveva raggiunto il 4% in un trimestre ma nel suo anno migliore il tasso complessivo si era fermato al 2,9%.

Un rapporto con cose buone e meno buone, che vale la pena analizzare. Il primo dato positivo è che gli americani hanno risparmiato più di quanto si potesse pensare. Il tasso medio tra il 2013 e il 2017 è salito al 7% rispetto al 5% in precedenza. L’altra cosa positiva è che anche la spesa è in aumento. Gli stipendi infatti sono più elevati, in parte anche grazie ai tagli alle tasse e al restringimento del mercato del lavoro che costringe a offrire paghe più alte. Tra i fattori di crescita principali ci sono gli aumenti di vendite di soia avvenuti prima delle modifiche tariffarie, e poi ancora gli investimenti nel settore del petrolio e del gas che dipendono dall’instabilità dei prezzi. Fatturi una tantum che sarà difficile replicare. In più è aumentato il costo del denaro a causa degli aumenti dei tassi d’interesse della Federal Reserve. Alcune affermazioni di Trump meritano qualche considerazione:

«Ora siamo sulla buona strada per raggiungere un Pil medio annuo oltre il 3%». E’ vero, a patto che l’economia non inciampi nell’ultimo trimestre. «Siamo sulla buona strada per raggiungere il più alto tasso di crescita medio annuo degli ultimi 13 anni». Forse, ma non è così scontato. «Poiché gli accordi commerciali stanno entrando uno dopo l’altro, miglioreremo di molto questi numeri». E’ quantomeno improbabile. La crescita annualizzata dell’economia del 4,1% che si è registrata nel secondo trimestre è poco probabile che si ripeta così presto. In ogni caso i numeri mostrano un momento di espansione economica che ha preso vigore e ha molto spazio per correre.

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