Il Medio Oriente torna ad alta tensione. L’apertura dell’ambasciata Usa a Gerusalemme, per decisione del presidente Donald Trump, che ne ha disposto il ‘trasloco’ da Tel Aviv, ha innalzato il livello di scontro e riportato in piazza le comunità palestinesi. Sul fronte opposto l’esercito israeliano ha risposto con le armi provocando la morte di 61 persone fra cui una bambina di 8 mesi e un numero di feriti che si avvicina ai 3000: di questi 27 sono in gravi condizioni.

Una vera escalation di violenza quella che si sta consumando da ieri nella striscia di Gaza e in Giordania, in occasione dell’inaugurazione della nuova sede dell’ambasciata alla presenza di Jared Kushner e Ivanka Trump (figlia del presidente Donald Trump), del vicesegretario di Stato americano John Sullivan e del segretario al tesoro Steven Mnuchin.

E’ stato considerato un vero atto di sfida al mondo arabo quello di aver spostato l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme. Sotto accusa l’amministrazione Trump che in meno di 5 mesi dall’annuncio (dicembre 2017) ha spostato il personale amministrativo e la sede dell’ambasciata degli  Stati Uniti, nonostante le minacce di dimostrazioni di protesta ripetute, da  parte di alcune nazioni islamiche. Alla vigilia del giorno della “Nakba”, il  giorno del lutto per il primo grande esodo palestinese dopo la fine della prima guerra arabo-israeliana di 70 anni fa, il movimento indipendentista palestinese Hamas ha fornito pullman e mezzi di trasporto per portare i manifestanti lungo il confine e protestare con la decisione americana, quella di ‘usurpare’ un luogo sacro come Gerusalemme con un gesto simbolico che accredita ulteriormente il ‘nemico’ israeliano.

Gomme bruciate, molotov e pietre lanciate contro le truppe dell’esercito israeliano, che ha risposto aprendo il fuoco sulla popolazione civile, in larga parte inerte. Il bilancio è un massacro, ad oggi si parla di 61 morti, 2800 i feriti di cui 27 in modo grave. È quanto riportato dal ministero della salute della Striscia di Gaza, dove non si conosce pace, dove non si conosce tregua. Ben due risoluzioni Onu sono state bocciate in consiglio di Sicurezza da parte degli Usa, in occasione della richiesta di verifica di alcune denunce di crimini di guerra che sarebbero state perpetrate dalle truppe di Netanyahu.

Voci confermate dal Times of Israel parlano di due stragi avvenute durante gli scontri tra ieri (14 maggio) e oggi in cui sei giornalisti, reporter di guerra, sarebbero stati uccisi dai cecchini appostati lungo il muro di confine a Gaza. Oltre a questo si registra la morte di una bambina di 8 mesi, sempre a seguito dei raid aerei effettuati oggi contro presunti obiettivi terroristici di Hamas. Una situazione che sembra non vedere una soluzione, né politica né diplomatica, e che dimostra una volta di più l’impotenza della diplomazia europea e del consiglio di sicurezza dell’Onu, bloccato dai paesi con diritto di veto. E intanto in Medio Oriente si continuano a contare le vittime di una guerra che da più di settant’anni insanguina l’area. In attesa che la parola pace metta fine a incertezza, instabilità e morte.

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