Intervista a Veronica Zorzi. Lavorare con successo a Miami? Basta abbandonare la mentalità italiana….

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Parlare con Veronica Zorzi è un vero piacere, tanta è la passione e l’entusiasmo che questa donna mette in tutto ciò che fa. Soprattutto quando parla della sua second life, quella che vive a Miami. Una vita completamente rinnovata e costruita su altre basi, quella di Veronica, quarantacinquenne di Lucca, con una laurea di economia e commercio in tasca e un passato da professionista come tributarista, consulente aziendale e mediatore creditizio.

Un alto profilo professionale e un passato che tuttavia Veronica è disposta, ad un certo punto, a mettere in discussione……

Quando e come è iniziata l’avventura a Miami?

Mi sono trasferita a Miami con mio marito Sergio alla fine del 2007, precisamente il 14 dicembre. Ricordo ancora le sensazioni di quel giorno: un mix di gioia e di ansia perché eravamo pienamente consapevoli che si chiudeva un capitolo della nostra vita e se ne stava per aprire un altro completamente nuovo.

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Come si può perdere la testa per una città dall’altra parte del mondo, tanto da decidere di trasferirsi?

Per noi si è trattato di amore a prima vista: conoscevamo gli Stati Uniti essendovi venuti in vacanza molte volte ma l’amore per Miami è stato un colpo di fulmine. Eravamo in taxi nel tragitto che dall’aeroporto porta a Miami Beach e quando siamo arrivati sul ponte Julia Tuttle, di fronte all’immagine di Miami Beach, mi si è bloccato il respiro, sono rimasta senza fiato e ricordo di avere pensato: che meraviglia! Sembra una cartolina!

Lavorare a Miami. Un sogno per molti. E’ proprio così?

Indubbiamente le leggi americane sulla Immigrazione sono assai rigide ma io ritengo che se si è realmente determinati le difficoltà si possano superare. Non voglio dare l’idea che Miami sia il luogo perfetto dove vivere ma gode di caratteristiche che la rendono molto attraente: clima caldo praticamente tutto l’anno, belle spiagge e un mare favoloso. Chi decide di trasferirsi deve sapere che si troverà ad affrontare momenti duri dovuti al fatto che ci si deve rapportare con un modo di vivere diverso dal nostro e che talvolta è difficile da comprendere. Ritengo che sia fondamentale cercare di avere una mente aperta ed elastica in modo tale da trovare la maniera di gestire ed affrontare situazioni che non si comprendono. Quando mi sento dire da molti connazionali: eh ma in Italia questo funziona così oppure si fa così, la mia risposta è sempre che qui non siamo in Italia ma in USA e che siamo noi che dobbiamo adattarci agli usi e costumi americani;  se si pensa infatti  di poter vivere in USA con la mentalità italiana si commette un grave errore di valutazione che non consente di sfruttare le opportunità che via via si incontrano.

E quali sono stati i suoi primi passi nel mondo lavorativo di Miami?

Il momento in cui arrivammo precedette di poco l’inizio della crisi economica. Dopo un paio  di mesi di permanenza ci rendemmo conto che le banche non concedevano più finanziamenti e che c’era una fascia di investitori, soprattutto stranieri, che pur volendo acquistare proprietà immobiliari, avevano difficoltà ad ottenere finanziamenti per lo più a breve – medio termine.

Ci mettemmo a studiare la situazione e scoprimmo che negli USA è assolutamente legale per i privati prestare denaro per cui decidemmo di costituire una società finanziaria per concedere quei mutui che gli istituti di credito sistematicamente negavano. In quattro giorni eravamo operativi ed iniziammo l’attività. In tal modo fummo in grado di dimostrare di avere fatto un investimento e presentammo la richiesta di visto E2 (da investitore) che ottenemmo per cinque anni.

Come è approdata al biodiesel?

Nel 2010 realizzammo che il visto E2, ancorché rinnovabile, non rappresentava per noi la sicurezza di potere vivere in USA, cioè avevamo il bisogno di quella certezza che solo la residenza permanente avrebbe potuto darci e così iniziammo a studiare come potere ottenere la green card.

Ci fu presentato da un conoscente l’attuale nostro partner che stava dando vita ad un progetto per lo sviluppo della green energy ed in particolare del biodiesel.

Scoprimmo che esisteva un programma dello stato americano chiamato EB5 per cui, effettuando un investimento di una certa entità e dimostrando la creazione di dieci nuovi posti di lavoro full time, era possibile ottenere la green card.

Ancora una volta ci mettemmo a studiare questa nuova opportunità che ci si presentava e decidemmo di iniziare una ulteriore nuova avventura.

Biodiesel, cosa è ?  A che punto siamo in America?

Il biodiesel è un prodotto al cento per cento biodegradabile ottenuto  attraverso processi di lavorazione di oli residuali quali ad esempio scarti dei ristoranti, grassi animali e vegetali, olio di palma e di soya.

E’ una fonte di energia pulita rinnovabile che sostituisce il diesel tradizionale e riduce le emissioni di gas inquinante di oltre il 50 percento del diesel tradizionale derivante dal petrolio.

E’ un dato di fatto ormai che rappresenti una fonte alternativa al diesel tradizionale prodotto dal petrolio ed è una soluzione certa per combattere l’inquinamento ambientale.

L’EPA (Environmental Protection Agency) detta le linee guida per i produttori e monitora il mercato americano.

L’industria è relativamente giovane ed in pieno sviluppo: la produzione di biodiesel negli USA nel 2015 è stata pari a 2,1 miliardi di galloni contro 1 miliardo e 900 mila galloni del 2014.

Quali sono gli sviluppi del biodiesel in futuro?

L’industria continuerà a crescere creando nuovi posti di lavoro, supportando l’economia Americana e aiutando la preservazione del nostro pianeta.

La coscienza americana è green?

Direi di si’, vi è la volontà anche a livello governativo, sia federale che statale, di incentivare l’utilizzo di energia pulita in ogni sua forma. Inoltre ciascuno si rende conto che non è più possibile venire meno alla attuazione di politiche forti e decise a tutela della salvaguardia del pianeta in cui viviamo.

Sono previsti incentivi dallo Stato?

Sì, alla fine del 2015 il Congresso degli Stati Uniti ha approvato una legge per la concessione di un incentivo di $1,00 per gallone di biodiesel prodotto.

Un settore dove investire, dunque?

Certamente sì, come già detto, è un settore in pieno sviluppo supportato anche a livello governativo attraverso gli incentivi ai produttori.

Ovviamente, è fondamentale disporre della tecnologia giusta che consenta di produrre un biodiesel di qualità che e’ esattamente ciò che siamo in grado di fare noi; infatti la nostra tecnologia ci permette di produrre un biodiesel di altissima qualità con un abbattimento dei costi di circa il 40% rispetto ai concorrenti grazie alla riduzione dei processo produttivo e alla possibilità di usare materie prime diversificate potendo scegliere la più conveniente sul mercato senza che ciò vada ad intaccare la qualità del prodotto.

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2 COMMENTS

  1. D’accordo con Veronica la prima cosa fondamentale è capire come funziona la cosiddetta America. Sono nel Sud della Florida dal 1982 ci arrivai all’epoca con la Banca Nazionale del Lavoro che aveva aperto da poco una agenzia. Gli Italiani si potevano contare sulle dita di una mano. Oggi ci sono piu di 30,000 il Consolato di Miami e il secondo negli Usa come iscritti all’AIRE dopo New York. C’e il COMITES di cui faccio parte. Miamie un ponte, un mix ed un incontro di varie culture

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