25 febbraio 1964. Convention Center, Miami Beach. Un giovanissimo Cassius Clay sconfigge il favorito Sonny Liston aggiudicandosi, a soli ventidue anni, il titolo di campione del mondo nei pesi massimi in un incontro poi rimasto nella storia non solo della boxe ma dello sport in generale. Parte da qui il film candidato all’Oscar ‘One Night in Miami’, diretto dalla pluri-premiata attrice Regina King e a breve distribuito su Amazon Prime Video (15 gennaio 2021). Nonostante la sua vittoria, l’allora ventiduenne e sconosciuto Cassius Clay, poi Muhammad Alì (interpretato da E. Goree), non può soggiornare in nessuno degli hotel di Miami Beach a causa delle leggi di segregazione razziale. Per questo si reca all’Hampton House Motel, a Brownsville, insieme ai suoi amici Malcolm X (K. Ben-Adir), leader del movimento Nation of Islam, Jim Brown (A. Hodge), famoso giocatore della NFL e Sam Cooke (L. Odom Jr.), prestigioso cantante soul. La maggior parte del film ritrae i quattro attivisti del movimento dei diritti civili, icone della comunità afroamericana, in una stanza dell’Hampton House mentre si confrontano sul ruolo che loro, in quanto personaggi famosi, dovrebbero avere nella lotta per la conquista dei diritti civili, facendone emergere tutte le difficoltà e le contraddizioni.
Forse proprio per rafforzare il messaggio di lotta al razzismo e rivendicazione di pari opportunità per la comunità nera – tematiche tornate in auge con il movimento Black Lives Matter in seguito ai casi di George Loyd e Breonna Taylor dello scorso anno – Kemp Powers, autore della pièce teatrale omonima di cui il film è un adattamento cinematografico, ha preso come spunto per la loro conversazione (non sappiamo cosa si siano detti realmente in quella stanza) proprio un evento di vita reale ambientato all’Hampton House Motel.
L’Hampton House Motel, infatti, è stato un punto di ritrovo di un’intera comunità che ha sofferto la segregazione razziale per tutti gli anni ’60 e ’70. Ma è stato anche molto altro. Nei suoi anni d’oro, è stato un hotel di prima categoria che ha accolto personaggi del calibro di Aretha Franklin, Frank Sinatra ed Ella Fitzgerald. Ribattezzato “centro sociale del Sud”, è stato l’epicentro del cambiamento sociale e politico di Miami: è qui che Martin Luther King Jr. incontrava i leader del movimento per i diritti civili, è qui che ha provato il famoso discorso ‘I Have a Dream’, è qui che si teneva il Congress of Racial Equality (Congresso per l’Uguaglianza Razziale) ed è qui che spesso si poteva incontrare il fuoriclasse della boxe Cassius Clay, anche dopo quel famoso 25 febbraio. Chiuso nel 1976, l’Hampton House è stato recuperato negli anni 2000 grazie alla forte richiesta di un gruppo di attivisti alle autorità locali e riconosciuto patrimonio storico e culturale della comunità. Riaperto nel 2015 dopo un grande lavoro di ristrutturazione, oggi l’Hampton House è un museo e un centro culturale che affitta spazi per eventi e offre visite guidate.
Chissà se grazie a ‘One Night in Miami’ l’Hampton, che ci racconta la storia di una Miami diversa da come siamo abituati a vederla rappresentata nei film e di un passato fatto di razzismo che, lo scorso anno, non è sembrato così tanto relegato nel passato, diventerà una meta turistica. Intanto vi lasciamo al trailer del film.

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