Nuova mossa azzardata del Presidente degli USA Donald Trump.  Dopo un comunicato ufficiale inviato al Presidente Palestinese Abu Mazen, al Presidente Israeliano Netanyahu e agli Stati vicini, Egitto e Giordania, gli Stati Uniti riconosceranno, attraverso questa mossa diplomatica, Gerusalemme come capitale dello Stato di Israele. La notizia che sta facendo il giro del mondo smuove i governi di molti Stati alleati degli USA. 

La reazione è stata immediata. Lo stesso Abu Mazen avvertito il suo popolo della mossa, invita per tre giorni i suoi cittadini fino a venerdì a dimostrare il disappunto attraverso i giorni della rabbia Generale.

In ogni angolo del mondo dove si trova un’ambasciata Israeliana e in Terra Santa, il popolo arabo Palestinese protesterà per la scelta. Lo stesso Presidente Abu Mazen dichiara in una nota che non vorrà rinunciare così facilmente a Gerusalemme Est come capitale dell’Autorità Palestinese. La mossa di Trump implicitamente non riconosce più come capitale Tel Aviv mettendo nell’angolo il popolo arabo, non riconoscendo quindi più l’invasione dello Stato di Israele nella capitale, che oltre a ricoprire il ruolo di città Santa per le Religioni Cristiana ed Ebraica, è la Terza sede Santa per l’Islam.

La questione diventa delicata se si allarga lo sguardo nella regione. I Governi infatti di Iran, Iraq, Turchia e Giordania oltre che della lega Araba, noti alleati degli Stati Uniti, dichiarano che la mossa può risultare pericolosa se vista come una minaccia, una mossa che lede il mondo Islamico che potrebbe reagire malamente. I servizi segreti di Israele si stanno muovendo per tutelare l’incolumità del Popolo Ebraico. 

Il governo di Netanyahu non rilascia comunicazioni ufficiali ancora, facendo trapelare tuttavia una sorta di apprezzamento sommesso per la decisione dell’alleato.  Dopo lo scambio di telefonate tra il Presidente Trump e i Capi dei Governi degli Stati, nonostante non ci siano comunicazioni ufficiali da parte della Casa Bianca, si pensa che la mossa a sorpresa stia ottenendo l’effetto desiderato, nel solco della politica isolazionistica del Presidente.

Già il Presidente Macron si esprime preoccupato per le scelte dell’Alleato con la speranza che si possa trovare una soluzione diplomatica. Così come allo stesso modo il Presidente Putin spera che si possa Convergere verso una soluzione che non leda nessun interesse nella regione. La speranza che tutti rivolgono è che una scelta del genere non intacchi la stabilità già precaria in Medio Oriente, che si possa arrivare ad una ripresa dei Negoziati per la pace tra Palestina ed Israele, ma i venti di una protesta che potrebbe sfociare in qualcosa di più violento iniziano a soffiare. Il mondo sta a guardare la prossima mossa. 

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